Forse un primo passo è stato fatto. Il primo ministro australiano Kevin Rudd, aprendo la sessione parlamentare a Camberra, il 13 Febbraio, ha avanzato le scuse del governo al popolo aborigeno. E' un passo simbolico verso la rconcilizione tra gli aborigeni e la poloazione bianca. Un modo, forse, per lasciarsi alle spalle le politiche di assimilazione forzata portate avanti dall'inizio del XXsecolo.
In particolare le scuse sono state rivole alla cosiddetta "generazione rubata", composta da tutti quei giovani presi e portati via dalla loro famiglia aborigena d'origine e cresciuti in famiglie di australiani oppure in istitituzioni sociali. Questi bambini hanno subito dei traumi non indifferenti, spesso maltrattati o utilizzati come mano d'opera gratuita. C'è anche chi, tuttavia, ha avuto la fortuna di avere chances di vita migliori, pagando però il prezzo di ignorare completamente la propria cultura d'origine.
La comunità aborigena è la più penalizzata del paese: con una speranza di vita di 17 anni inferiore rispetto alla media nazionale e un tasso di incarcerazione 13 volte
superiore a quello dei non-indigeni. Inoltre gli aborigeni sono stati riconosciuti ufficialmente in maniera tardiva, a partire dall'arrivo al governo dei laburisti, nel novembre 2007. Precedentemente con il cabinet conservatore di Jhon Howard il divario e la frattura si erano approfonditi.
C'è poi la questione delle riparazioni finanziarie, particolarmente spinosa. Da qualche mese la giustizia ha riconosciuto ad un "bambino rubato" il diritto ad avere un indenizzo dallo Stato dell'Australia-Meridionale; recentemente lo stato di Tanzania ha creato un fondo di 4 milioni di dollari per la generazione sparita. Bisogna vedere come lo Stato Federale si esprimerà in materia. Ci aspettiamo ulteriori passi in avanti.