Il civico 3 di via del Castellaccio da settembre ha dei nuovi inquilini. Si tratta di studenti Cinesi, scelti tra tanti per venire a Bologna e iniziare la loro avventura nella nostra Università.
Il Collegio di Cina-questo è il nome della Residenza di via del Castellaccio- è nato grazie alla Fondazione Ceur, in modo totalmente inusuale. L'imput è venuto dall'incontro dell'amministratore delegato della Fondazione, Maurizio Carvelli, con una famiglia di imprenditori cinesi. L'idea iniziale è stata creare una società che aiutasse l'inserimento delle imprese italiane nel mercato cinese. Così è nata "Nuovo mondo international", che vanta un importante accordo di consulenza e assistenza per il mercato cinese con l'Unione delle Camere di Commercio dell'Emilia Romagna e con la Compagnia delle Opere. Il progetto è poi proseguito, grazie al Marco Polo, programma della Crui al quale aderiscono su base volontaria le Università italiane e Confindustria, nato per rafforzare la cooperazione accademica tra Italia e Cina. Da queste basi è sorta l' "Associazione Collegio di Cina" e sono arrivati in Italia i ragazzi cinesi.
Gli studenti cinesi che fanno parte del progetto sono stati scelti secondo una selezione fatta dalle loro stesse Università di provenienza. Sono venuti in Italia soprattutto per studiare materie economiche, frequentano per lo più corsi di laurea triennale e per loro sono previste borse di studio e agevolazioni. Sono stati infatti previsti tutor per aiutarli a studiare, tirocini messi a disposizione dal Career Service, e varie iniziative di mediazione culturale.
L'incontro della cultura cinese con quella italiana, come ogni nuovo incontro tra culture del resto, all'inizio ha creato dei forti problemi. La cultura orientale è profondamente diversa dalla nostra, la distanza si sente in diversi campi, dalle cose più semplici a quelle più complesse. Per esempio, come spiegare ad un ragazzo cinese che, se ha firmato un contratto d'affitto annuale, deve rispettarlo, anche se nella sua cultura non sono contemplati vincoli del genere? Come fare a coinvolgerlo in un'attività ricreativa insieme ad altri studenti, se la sua giornata tipo contempla quasi solo lo studio?
La distanza più grossa da colmare, comunque, è stata quella linguistica. Imparare l'italiano per un cinese significa dover adottare un'ottica opposta alla propria: non più ideogrammi, ma lettere che si combinano per formare parole. Per questo molti di loro frequentano corsi d'italiano, sia tra quelli messi a disposizione dall'Università che dal Collegio Alma Mater, il primo nato dall'attività della Fondazione Ceur. Per favorire l'integrazione linguistica per l'anno prossimo si è deciso di diminuire il numero di studenti cinesi in residenza e favorire l'inserimento di studenti italiani, in particolare quelli che studiano lingue orientali. Il problema linguistico comunque era stato ''previsto''. Per i ragazzi, infatti, c'è una tutor che li aiuta nei vari compiti da svolgere durante la giornata, e non solo da un punto di vista linguistico, ma anche pratico.
Non è stato facile superare queste difficoltà, ma l'arrivo degli studenti cinesi per la Ceur non è stato solo un modo per aiutarli a studiare. Bisogna che si integrino nella nostra cultura, e che noi impariamo a capirli. Perciò ci si rimbocca le maniche e, piano piano, ci si riesce. Nessuno si aspettava una strada in discesa.
Nel progetto che si sta portando avanti si è tenuto conto anche delle opportunità che la loro presenza avrebbe potuto offrire alla comunità cinese, foltissima, presente qui a Bologna. La tutor, infatti, fa parte dell'Associazione dei Cinesi di Bologna patrocinata dalla regione. Altro mediatore è Andrea Lu, presidente dell'associazione culturale cinese. Insieme organizzano importanti momenti di incontro, così non ci si sente troppo lontani da casa.
L'obiettivo che l'Associazione Collegio di Cina si è posta per il futuro è arrivare al livello degli altri collegi Ceur, favorendo una piena integrazione degli studenti con il mondo dell'Università e del lavoro. Sono stati previsti corsi di lingua, con dei docenti che conoscano sia l'italiano che il cinese, in modo da non usare più solo l'inglese come lingua di mediazione. Inoltre sono state progettate iniziative di integrazione che si realizzaranno anche con l'appoggio del Collegio Alma Mater, pienamente indirizzato su questa strada da quasi 10 anni.